Carissime/i ho deciso di illustrarvi i miei personali criteri di orientamento nella scelta dei prodotti cosmetici interamente naturali. Ovviamente, i miei criteri non rappresentano in nessun modo l’unica possibilità di orientamento e scelta, tantomeno valgono come regole, ma certamente, posso dare quell’imput necessario a chi si sta affacciando al mondo naturale destreggiandosi tra etichette, claim pubblicitari, definizioni e nomenclature ostrogote, oppure per chi semplicemente si sente ancora confuso, nonostante vivi ormai in modo green.

orientamento e scelte cosmetiche silviadgdesign blogL’immagine è stata creata da me Silviadgdesign appositamente per l’articolo

Dunque, non vi parlerò da professionista qualificata del settore, quale effettivamente non sono, ma lo farò da semplice consumatrice, alla quale interessa far capire ai propri lettori come ci si difende e ci si attrezza nell’immenso commercio del naturale proposto e venduto dalle aziende, ma soprattutto dal passaparola che regola i dettami della moda consumistica del momento, che ci portano verso una sorta di obbligo d’acquisto assolutamente necessario. Voglio darvi solo un aiuto da perfezionare a seconda dei vostri gusti personali e all’occasione che state vivendo. L’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) di un prodotto deve essere coordinato a ciò che ciascuno di noi conosce di se stesso e al proprio stato di salute. Io stessa non mi pongo alcun diktat, perchè le mie esigenze e bisogni possono cambiare nel tempo per le più svariate motivazioni, quindi non mi scandalizzo né mi chiudo a riccio davanti ad un silicone, un conservante sintetico o altro, che possa avere anche un suo perchè accettabile e condivisibile all’interno di un prodotto, in considerazione poi della presa d’atto che se il suo uso a livello cosmeceutico è permesso dalla normativa europea sui cosmetici, dannoso per la salute umana non lo è di certo (quella ambientale è un concetto a parte). Nulla è esente dall’effetto collaterale, nemmeno una sostanza naturale. Un prodotto interamente naturale e magari con ingredienti provenienti da agricoltura biologica, con tutte le certificazioni del caso, può recare più disagi e problemi di uno equivalente tradizionale con ingredienti sintetici. Creare e crearsi allarmismi, limiti e regole potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio.

1. BIO o INTERAMENTE NATURALE

La prima informazione generale da sapere è che esiste una differenza tra il concetto di bio e quello di interamente naturale.

  • Quando si trova su un prodotto la scritta BIO, non significa necessariamente che la sua composizione sia interamente naturale. BIO significa soltanto che alcuni degli ingredienti contenuti nell’INCI provengono da un’agricoltura biologica, ovvero un metodo di coltivazione e di allevamento che esclude l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere) e degli organismi geneticamente modificati (OGM), a favore di sostanze esclusivamente naturali. Un metodo che deve considerare l’intero ecosistema ambientale impiegando specifiche tecniche di coltivazione, con il fine di evitare lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria. Quindi, il fatto che un prodotto sia definito bio, non esclude che nell’INCI siano presenti anche sostanze sintetiche o chimiche come prabeni, siliconi, derivati del petrolio, etc.
  • Un prodotto interamente naturale è un prodotto in cui gli ingredienti sono di provenienza completamente naturale, intesa come appartenente al regno vegetale, minerale ed animale. Nel caso di origine animale, ci si riferisce esclusivamente ai derivati naturali creati dagli animali (miele, cera d’api, uova, latte, bava di lumaca, lanolina etc). Spesso per questa tipologia di prodotti troviamo genericamente la dicitura o bollino “100% naturale”. Ciò implica che gli ingredienti pur essendo naturali o di origine naturale, possono derivare da una coltivazione convenzionale in cui è permesso l’utilizzo di sostanze chimiche oppure provenire da una raccolta spontanea in aeree non protette. Le formulazioni interamente naturali possono contenere al loro interno anche ingredienti provenienti da agricoltura biologica, i quali, se superano una determinata soglia percentuale, permettono alla formulazione/prodotto di potersi avvalere di una delle certificazioni eco-bologiche esistenti nel proprio Paese. Ovviamente, tutti gli ingredienti naturali per poter essere impiegati dopo la loro raccolta, subiscono dei processi e/o delle lavorazioni. Nello specifico, possono subire: un processo fisico (centrifugazione, essicazione, distillazione, miscelazione ecc.), un processo enzimatico e microbiologico con enzimi e microrganismi presenti in natura, un processo chimico (idrolisi, saponificazione, raffinazione ecc.) comunque consentito dagli enti certificatori (Cosmos, NaTrue, ICEA, AIAB, Ecocert, Bio&natural Organic Cosmetics e Natural Cosmetic di Bioagricert, Demeter) oppure possono provenire dalle biotecnologie (metodologie eco-sostenibili da non confondere con la tecnologia OGM).

Come capite, in entrambi i casi non vi è la sicurezza alcuna di usare un prodotto cosmetico davvero genuino e sicuro. Io mi oriento su quelli che oltre ad avere un INCI totalmente naturale, contengano anche ingredienti biologici. Un prodotto quindi, il cui INCI sia privo di sostanze di derivazione sintetica e chimica (siliconi, parabanei, conservanti, coloranti e profumi sintetici, petrolati etc.) dannose per la saluta delle palle e dell’ambiente. Ancor migliore, per non dire perfetto, è quel cosmetico chie viene formulato e prodotto in modo da risultare totalmente naturale, biologico, ecologico e biodinamico, riconosciuto tale da un ente certificatore il più possibile severo, magari con l’importante valore aggiunto di essere anche un cosmetico equo e solidale.

2. LUNGHEZZA DELL’INCI

Il primo fattore che osservo in un INCI, ancor prima di verificarne il contenuto, è la sua lunghezza. Più un INCI è lungo, quindi più ingredienti contiene, più la decisione di acquistare il prodotto si allontana. A priori io evito gli INCI chilometrici, quelli con 30 e più ingredienti, soprattutto se molti di questi sono attivi. I motivi principali sono due:

  • più ingredienti sono presenti, meno sarà la loro concentrazione singola, e quindi minore, se non nulla, sarà la loro funzione ed efficacia all’interno della formulazione. Su un INCI costituito da trenta ingredienti, mi chiedo quale azione o potere potrà mai sostenere quello posizionato al numero venti. Un INCI lungo è molto poetico, ma poco funzionale. Generalmente, i primi 6 ingredienti sono quelli presenti con la maggiore concentrazione.
  • nel caso in cui io dovessi riscontare una reazione avversa usando un determinato prodotto dall’INCI lungo, sarà praticamente impossibile per me determinarne la causa. Infatti, non solo una singola sostanza può arrecare problemi, ma anche la sinergia o abbinamento di più sostanze tra loro può scatenare reazioni di intolleranza. Perciò, oltre a non capire quale sostanza singola è quella incriminata, non potrò capire se il problema deriva da un abbinamento non compatibile con la mia cute. E’ più facile capire cosa personalmente fa bene e cosa fa male in un INCI breve.

3. CONSERVANTI, COLORANTI, PROFUMI, ALLLERGENI DEL PROFUMO

Queste sostanze possono essere impiegate tranquillamente anche in un prodotto naturale ed ovviamente si tratta di conservanti, coloranti, profumi e suoi allergenzi, di derivazione completamente naturale. Per capire se sono naturali oppure no, bisogna essere in grado di leggere e capire un INCI. Orientarsi, soprattutto all’inizio, tra tutti i vocabili latini, complicati ed impronunciabili, è disarmante lo so, ma vi assicuro che presto impararete a riconoscerli dato che più o meno vengono impiegati sempre gli stessi nei prodotti di tutte le categorie.

Avendo io una pelle sensibile e reattiva tendente alle imperfezioni ed irritazioni, preferisco scegliere prodotti privi di tali sostanze, dato che la loro origine naturale non esclude la possibilità di scatenare reazioni allergiche e di intolleranza nei soggetti predisposti. Per questo, laddove mi è possibile, cerco di orientarmi verso le linee dedicate alle mamme, ai bambini e quelle più comunemente dette “neutre”, che generalmente ne sono esenti. Altrimenti, controllando sempre l’INCI, cerco di evitare le formulazioni che contengono molte varianti tutte insieme di una o più sostanze.

4. OLIO DI PALMA, OLIO DI COLZA, OLIO DI SOIA

Non tutto ciò che è naturale è salutare o indifferente per l’uomo e per l’ambiente. Esistono tre oli vegetali che sono riconosciuti come dannosi per la salute umana ed ambientale, questi sono: l’olio di palma (Elaeis Guineensis Oil), l’olio di colza (Rapeseed Oil/ Canola Oil) e l’olio di soia (Glycine Soja Oil). Ovviamente io mi riferisco in particolare alle loro versioni idrogenate, frazionate, raffinate e geneticamente modificate. Questi oli sono ricchissimi di grassi saturi che favoriscono la produzione del cosiddetto colesterolo cattivo (LDL), ovvero il più rischioso per l’apparato cardiocircolatorio. Quello di colza inoltre contiene l’acido erucico, un acido carbossilico appartenente alla classe dei cosiddetti acidi grassi, considerati potenzialmente tossici per la salute umana. Come se non bastasse, l’olio di colza fa parte dei 4 (soia, mais, cotone, colza) organismi geneticamente modificati (OGM) maggiormente immessi sul mercato, come pure l’olio di soia, un olio raffinato e prodotto con gli scarti della materia prima che si rivela nocivo all’ambiente e alla salute.

Io a livello cosmetico (ma prima di tutto alimentare) evito accuratamente e sempre per quel che il mercato mi consente, i prodotti che nell’INCI riportano questi tre oli. Purtroppo moltissime sono le case cosmetiche che li utilizzano per il loro basso costo, incluse quelle che si avvalgono di certificazioni, ma le più permissive. L’unica arma di difesa che abbiamo noi consumatori è la lettura molto attenta della lista degli ingredienti, in modo da evitare l’acquisto dei prodotti sotto osservazione. Badate bene però che tali oli non sono mortali per l’uomo, quindi anche in questo caso è bene evitare inutili allarmismi e preconcetti, ma sicuramente non sono un toccasana. Il motivo principale per il quale il loro consumo deve essere evitato, è il loro devastante e crescente impatto ambientale. L’olio di palma più di tutti, sta distruggendo Paesi come l’Indonesia, la Malesia, l’Uganda e la Costa d’Avorio, nei quali avviene un continuo disboscamento della foresta pluviale a favore della creazione di piantagioni di palme da olio, causando così un mortale deficit all’ecosistema del posto. L’olio di palma non uccide l’uomo, ma con la sua coltivazione uccide molte specie di animali e piante…giorno dopo giorno, palma dopo palma, sta annientando il pianeta con la sua biodiversità. Per non rendersi complici di questo inutile massacro dettato solo dal risparmio economico, si devono lasciare sugli scaffali tutti i prodotti che contengono l’olio di palma.

5. ALCOHOL o ALCOOL (DENATURATO)

Io non sopporto la presenza dell’alcool nei cosmetici (seppur naturale e biologico). Su di me ha un forte potere seccante ed irritante. Che sia sul viso, sul corpo o sui capelli, il pessimo risultato è sempre garantito. Per questo motivo evito l’acquisto a prescindere di tutti i brand tedesci, grandi amanti dell’uso dell’alcool come veicolante degli estratti vegetali (in questo caso lo si trova sempre ai primissimi posti nell’INCI e a volte ripetuto), ad esclusione di singole categorie di prodotti che non lo contengono, come quelle per la cura delle labbra. L’unica eccezione che faccio nei confronti di questa sostanza, è quando viene impiegato come conservante di un’intera formulazione cosmetica, non solo perchè presente in questa veste in una quantità talmente minima da non arrecarmi preoccupazioni, ma soprattutto perchè sostituisce tutti gli altri tipi di conservanti che cerco di evitare quando mi è possibile, i quali hanno molta più chance di scantenare irritazioni ed allergie. Purtroppo è raro che venga impiegato così, la scelta perciò è molto limitata in tal senso.

Tengo a precisare che l’alcool non è nocivo e non è tossico, ma se da un lato veicola gli attivi idrosolubili delle piante, dall’altro secca e sgrassa la pelle e i capelli in modo aggressivo andando a denaturarne la struttura, fino a portarla ad uno stato di disidratazione, impoverimento ed irritazione con l’uso continuativo. Inoltre, essendo l’alcool un veicolante, distrugge la barriera epidermica e di conseguenza facilita l’assorbimento di sostanze irritanti, le quali magari su una pelle in condizioni normali non scatenerebbero problemi. Per questo motivo i formulatori devono essere molto sapienti nel compensare il suo effetto negativo con sostanze idratanti e nutrienti, come gli oli e burri vegetali. Come l’omeopatia ci insegna, la differenza tra veleno e rimedio sta solo nel dosaggio. Per queste motivazioni io dico NO all’alcool in alta posizione nell’INCI in qualità di veicolante, mentre dico SI all’alcool alla fine dell’INCI in qualità di conservante.

6. CLAIM PUBBLICITARIO

Io faccio sempre molta attenzione a ciò che tenta di vendermi la confezione del prodotto, cercando di comprendere per quel che mi è possibile, se le affermazioni riportate dall’azienda sulle potenzialità, azioni ed effetti attribuiti al prodotto, poi trovano corrispondenza nel suo INCI. Si deve verificare se gli ingredienti ai quali si associano determinate funzioni che particolareggiano il prodotto, sono contenuti in una percentuale tale da svolgere effettivamente tali funzioni e quindi mantenere le promesse fatte. Ciò, è genericamente verificabile controllando nell’INCI la posizione degli ingredienti in osservazione, più questa è alta, maggiore sarà la loro concentrazione e di conseguenza la loro efficacia. Se ad esempio al prodotto in questione vengono asserite potenzialità curative date dalla calendula, io mi aspetto di trovarla tra le primissime posizioni. Se non è così e magari la trovo quasi alla fine di lunga lista di ben altri ingredienti, dubito subito di poter ottenere dei risultati certi e visibili. Ovviamente esistono delle regolamentazioni a cui riferirsi per la quantità massima d’uso di ogni sostanza funzionale. Conoscendo queste, risulta più facile capire la potenziale efficacia di una formulazione. Fortunatamente alcune aziende hanno l’accortezza di riportare la percentuale se non di tutti gli ingredienti, almeno di quelli principali, contribuendo in questo modo ad una maggiore trasparenza e chiarezza verso il consumatore.

7. LA CERTIFICAZIONE

La scelta della certificazione da ottenere da parte di un’azienda, quindi di quel bollino che viene stampato sul suo prodotto, rappresenta graficamente il suo impegno etico e la sua filosofia produttiva. La certificazione quando c’è, vi dice tutto di quel prodotto specifico che avete adocchiato, sia in termini di genuinità formulativa che di impatto ambientale. Però ad oggi, non esiste ancora alcun organo terzo, indipendente, unico e con valore universale, che possa dare una garanzia certa sulla veridicità della certificazione stessa, quindi sulla bontà di un prodotto. Ogni Paese ha le proprie certificazioni ed autocertificazioni, regolamentate da propri criteri, sulle quali noi non possiamo avere garanzia ufficiale di sincerità e lealtà, ma sulle quali dobbiamo porre sicuramente fiducia.

Io mi oriento a livello europeo primariamente sulla certificazione BDIH, secondariamente su altre certificazioni in base alla loro minore e/o diversa severità.

  • BDIH: è l’ente certificatore più severo in assoluto in Europa. Effettua sulle merci controlli continui ed indipendenti basati su rigorosi criteri e concede la propria certificazione ad un’azienda solo se almeno il 60% dei prodotti realizzati da essa soddisfano gli standard BDIH. Il prodotto sul quale è riportata tale certificazione, è formulato con ingredienti che derivano dall’agricoltura biologica e non contiene in nessun modo sostanze di origine sintetica, quindi è completamente naturale ed è stato creato nel rispetto dell’ambiente e delle persone. Oltre ad un’accurata scelta delle materie prime vegetali, è di grande importanza anche la compatibilità ambientale, dunque il processo di lavorazione a basso impatto ambientale e di risorse di ogni prodotto, come pure la miglior possibile degradabilità dei principi attivi, nonché l’uso parsimonioso di confezioni riciclabili. Garantisce inoltre, che i lavoratori che hanno contribuito alla manifattura del prodotto sono stati trattati in maniera equa e solidale.

Altre certificazioni da considerare, che hanno però meno restrizioni sono:

  • ICEA: il cosmetico certificato da ICEA è un prodotto ottenuto rispettando una lista di sostanze vietate, tra cui quelle OGM, senza l’uso di radiazioni ionizzanti ed impiegando prodotti agricoli e zootecnici primari da agricoltura biologica certificati in tutti i casi in cui sono disponibili. Ha inoltre un accordo con la LAV (Lega Anti Vivisezione) ed ha regolamentato un disciplinare condiviso dalle parti interessate alla produzione, commercializzazione e consumo dei prodotti, il quale regola tutta la catena produttiva al fine di ridurre i rischi per la salute dell’uomo e dell’ambiente.
  • NATRUE: garantisce la formulazione completamente naturale di un prodotto, ammettendo però una percentuale minima anche di ingredienti da laboratorio, ovvero di origine sintetica e chimica. Questa eccezione la si può riscontrare in genere nei tensioattivi dei prodotti per la detersione (shampoo, saponi, bagnoschiuma…). Per questo, è possibile che un’azienda produttrice di una linea con certificazione BDIH, ne possa avere di altre con certificazione NATRUE.
  • ECOCERT: garantisce formulazioni piuttosto naturali ed è meno severo della certificazione BDIH. Non assicura perciò, che i lavoratori e l’ambiente siano stati trattati e rispettati adeguatamente, né che le formulazioni siano prive di sostanze sintetiche. ECOCERT emette 2 etichette diverse per l’identificazione dei cosmetici naturali. La prima con dicitura “cosmetici ecologici e biologici”, per la quale é necessario che la percentuale degli ingredienti naturali di un prodotto sia almeno il 95% e di origine biologica. La seconda etichetta con dicitura “cosmetici biologici”, abbassa tale percentuale al 50%.
  • ECO-CONTROL: i prodotti che riportano questa certificazione sono stati creati da aziende che si sono date un’autodisciplina nel controllo dei propri ingredienti, ma non significa che questi siano naturali e a basso impatto ambientale.

Come vedete, sull’orientamento e sulla scelta nella cosmetica naturale e biologica, ci sono in gioco molti fattori da considerare al fine di trovare un prodotto corrispondente alle proprie idee ed esigenze. Trovare quello perfetto per sé non è difficile, ma a volte, bisogna sottostare a delle eccezioni e compromessi se abbiamo a disposizione solo delle alternative oppure se abbiamo bisogno di qualcosa di diverso per assecondare le esigenze della pelle, sempre in evoluzione.

 

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